Con due ordinanze, entrambe emesse in data 21 maggio 2020, il Tribunale di Siena ha sollevato due eccezioni di legittimità costituzionale dell’art. 83 co. 4 D.L. 18/2020, convertito in L. 27/2020.

La disposizione richiamata deve essere letta in combinato disposto con il secondo comma della medesima norma, che dispone la sospensione dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali. Il comma 4, in relazione al quale è stata sollevata eccezione di legittimità costituzionale, dispone che “nei procedimenti penali in cui opera la sospensione dei termini ai sensi del comma 2, è altresì sospeso, per lo stesso periodo, il corso della prescrizione”. Pertanto, là dove sono sospesi i termini per il compimento di qualsiasi attività processuale, resta parimenti sospeso il corso della prescrizione.

Il Tribunale di Siena, nell’ordinanza, osserva l’esistenza di uno stretto legame, oltre che – come emerso da quanto fin qui detto –  fra la sospensione dei termini per il compimento degli atti e il termine di prescrizione, anche fra quest’ultimo e il rinvio delle udienze disposto ai sensi del comma 1 dell’art. 83 D.L. 128/2020. Infatti, il Tribunale ritiene che “il rinvio obbligatorio d’udienza previsto dall’art. 83 comma 1 D.L. 18/2020, altro non sia che una diversa forma di sospensione del compimento di qualsiasi atto dei procedimenti penali”. Da cui discende che non possa fondatamente ritenersi che “il richiamo al solo secondo comma dell’art. 83, operato dal quarto comma del medesimo articolo, valga ad escludere l’applicabilità della sospensione del corso della prescrizione per quei procedimenti penali in cui, ai sensi del primo comma, sia stato disposto il rinvio d’ufficio dell’udienza.

Così interpretato l’art. 83 comma 4 D.L. 18/2020, il Tribunale ritiene che lo stesso contrasti con il principio di irretroattività di norma sfavorevole. Infatti, nei casi di specie, in relazione ai quali il giudice solleva la questione di legittimità costituzionale, il reato si sarebbe prescritto, nel primo caso in data 20 aprile, nel secondo caso, in data 16 maggio 2020. A seguito del periodo di sospensione disposto con l’art. 83 co. 4 D.L. 18/2020, il termine di prescrizione risulta prolungato di un periodo pari a sessantatré giorni, vale a dire dal 9 marzo al 11 maggio (periodo nel quale vige la sospensione del termine di compimento di qualsiasi atto nei procedimenti civili e penali). Una simile applicazione, a parere del giudicante, contrasta con il principio di irretroattività della norma penale sfavorevole disposto dall’art. 25 co. 2 Cost. Quest’ultima disposizione risulta applicabile in tema di prescrizione alla luce della natura sostanziale che a quest’ultima è stata conferita in plurime pronunce della Corte costituzionale, richiamate nelle ordinanze di rimessione.

A parere del Tribunale non sarebbero ipotizzabili eventuali letture costituzionalmente orientate dell’art. 83 co. 4 D.L. 83/2020.

Sul punto, infatti, il giudice ritiene “inadeguata al dettato costituzionale” la tesi per cui l’art. 83 co. 4 D.L. 18/2020 costituirebbe una particolare applicazione di quanto già previsto dall’art. 159 co. 1 c.p. (“il corso della prescrizione rimane sospeso in ogni caso in cui la sospensione del procedimento o del processo penale è imposta da una particolare disposizione di legge”), al quale andrebbe ricondotto l’effetto sospensivo della prescrizione. Sul punto il giudice rileva che tale ricostruzione, da un lato, presupporrebbe l’equiparazione tra la nozione di “rinvio d’udienza” e quella di “sospensione del procedimento”, che – invece – denotano concetti distinti e non sovrapponibili; dall’altro, priverebbe di portata innovativa lo stesso art. 83 co. 4 D.L. 18/2020.

Parimenti inaccettabile, a parere del Tribunale, la tesi per cui la legittimazione costituzionale della norma andrebbe ricercata nel carattere “emergenziale” o “eccezionale” o comunque “necessitato” della complessiva disciplina in cui si inscrive l’art. 83 co. 4. Invero, sul punto si osserva “come sia la stessa logica dello stato di diritto a frapporre un argine invalicabile alla possibilità di individuare spazi di deroga o ambiti di non applicabilità in quei principi che, appartenendo all’essenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione italiana, costituiscono elementi identificativi dell’ordinamento costituzionale”.

Alla luce della rilevanza nel caso di specie, della non manifesta infondatezza e dell’impossibilità di addivenire a un’interpretazione della norma costituzionalmente conforme, il Tribunale di Siena solleva la seguente questione di legittimità costituzionale: «legittimità costituzionale dell’art. 83, comma 4, D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, per contrasto con il principio di legalità in materia penale, espresso dall’art. 25, comma 2, Cost. e, più in particolare, con il sotto-principio di irretroattività della legge penale sfavorevole al reo, là dove è previsto che il corso della prescrizione dei reati commessi prima del 9 marzo 2020 rimanga sospeso, per un periodo di tempo pari a quello in cui sono sospesi i termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti penali».